Viaggiando s'impara
Per conoscere la geografia e magari anche il gerundio.
Uno dei proverbi più noti e usati in vari ambiti è che sbagliando s’impara. Capita anche a me di usarlo a scuola, per motivare o consolare i ragazzi quando prendono un’insufficienza. In realtà non funziona molto. Adesso ho capito perché. Perché la verità è che sbagliando si impara davvero poco, forse quasi niente, né a scuola né nella vita in genere. L’unico modo per imparare davvero qualcosa è viaggiare. Ergo sarebbe molto più corretto dire che “viaggiando s’impara”.
Si, ma cosa esattamente?
Innanzitutto la geografia - questa sconosciuta - sempre più sola e relegata agli ultimi posti: della classifica delle materie preferite dei ragazzi, del programma giornaliero delle lezioni a scuola, della scelta dell’ora da sacrificare in caso di tagli (che ci sono sempre). Non avrei saputo che esiste una città chiamata Longyearbyen, alle isole Svalvard, a soli 1300 km dal Polo Nord, dove non si può nascere né morire, se non ci fossi stata.
Poi sicuramente le lingue: trascorrere del tempo all’estero, soprattutto da soli, ti obbliga a parlare inglese. Ricordo ancora l’imbarazzo dei miei primi giorni di Erasmus a Tampere, in Finlandia, quando davvero non riuscivo a interagire con tutti gli altri studenti: non per timidezza, che comunque giocava la sua parte, ma perché il mio inglese imparato a scuola (che credevo di sapere alla perfezione, visto i voti che prendevo) non me lo permetteva. C’è voluto circa un mese più una buona dose di continue e mortificanti correzioni della mia vicina di stanza tedesca per sbloccarmi. É la legge della sopravvivenza.
E vengo al terzo punto, la caduta di ogni forma di egocentrismo: non puoi pensare che il mondo ti giri intorno (che è anche quello che vorrei dire spesso ai miei studenti). In realtà sei tu che devi girargli intorno - come la Terra gira intorno al Sole - per poter finalmente vedere le cose da diversi punti di vista. Giusti, sbagliati, assurdi, inconcepibili, condivisibili. Chi può dirlo? Dovremmo imparare a guardare alle cose da sopra, da sotto, di lato, da destra, sinistra, di sbieco. Come quando a scuola ci insegnavano le proiezioni ortogonali.
Forse dovremmo tutti viaggiare di più.
Ah, dimenticavo il gerundio. Viaggiando si impara anche il gerundio: voce del verbo viaggiare, modo gerundio, tempo presente. Si può utilizzare per indicare la contemporaneità: mentre viaggio imparo. Oppure con funzione di modo o mezzo: attraverso il viaggio imparo. O anche la causa: poiché viaggio, imparo. O ancora la condizione: se viaggio imparo.
Avete ancora dubbi?



Sarebbe bello, avere più tempo per esplorare, per conoscere, per confrontarsi. Forse dovremmo tutti viaggiare di più, davvero. Io per ora sono uno che ha viaggiato pochissimo, e non vedo molti viaggi nel mio orizzonte, ma capisco perfettamente quello che vuoi dire. Viaggiare e leggere si assomigliana moltissimo, da questo punto di vista. Permettono di vedere le cose da altre prospettive.
Grande Fede, bellissimo!!! Concordo a pieno su tutto 😉